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Liam era senza vita. O quasi.
Il suo flebile respiro, oppresso dal peso della sua stessa anima, pareva quello di un cigno immerso nell’Acheronte, stremato dopo il suo ultimo canto. Il suo era un corpo scarno, con un viso talmente pallido che assomigliava a quello della luna, quella morente, di primo mattino. I palmi della sua mano, appena il sole finì d’indorare l’intero suolo di Londra, si aggrapparono con forza a uno dei prati più verdi e pieni di vita del Kensington, bagnandosi di un calore con cui si sentì presto in simbiosi. Vedeva la sua ombra distorcersi su un muretto in pietra, sgretolato dal tempo, che piano piano si innalzava su una palazzina immacolata, fino a circondare l’intero giardinetto. Dalla parte opposta dell’edificio, almeno a duecento metri di distanza, il prato sembrava sfociare in una radura poco illuminata, tappezzata da alberi, arbusti e fiori di stampo tipicamente primaverile. A Liam non era mai capitato di addentrarsi lì dentro: probabilmente, se mai l’avesse fatto, non avrebbe trovato nulla di che, se non qualche scoiattolo che si arrampicava sugli alberi o, più banalmente, una giovane coppia che faceva l’amore.
L’impressione che Liam aveva di quel parco era che visto dall’alto, l'abbondante presenza di fasci di rose, di tulipani e della restante flora lo facesse somigliare a una tipica tela di Jackson Pollock: nessuno poteva sapere come in un lontano giorno di inizio Novecento, o forse fin dall’alba dei tempi, qualcuno avesse creato un’opera del genere, con una Winston Blue tra le labbra e con le sopracciglia sempre arricciate. Che poi quel qualcuno, con estremo furore e con poca malinconia, preferisse dipingere campi insanguinati e lager pieni di corpi affamati, era un contesto assai diverso. Quello era l’amaro dopo il dolce, il conto da pagare, il cranio fracassato e i sassi in terra, mentre l’animo... l’animo di quel qualcuno era ben altra cosa. E quella cosa, quella nuvola sospesa tra il Paradiso e l’Inferno, era il luogo dove il viso di Liam si impregnava di geosmina. Dove la terra gli si attaccava alle suole delle scarpe e la poesia sembrava scriversi da sola, mentre per terra giacevano ancora preservativi usati, dove i mozziconi di sigaretta venivano portati a spasso da gatti randagi e una schifosissima Rolls Royce da 30 mila sterline girava indiscreta per tutto il perimetro del Purgatorio...